Yummy Stringhoppers at The Mudhouse

After a couple of days at The Mudhouse I decided to go to the source and venture into the magic realm where food is made to see with my eyes how such amazing dishes can actually be prepared. In fact, eating an endless list of mouthwatering curries at every meal did not only open my stomach, but also aroused my curiosity.

I stepped in the open fire kitchen shyly, hiding behind my notebook and my camera and so entered Chef Gunarahtna and Ukku Amma’s kingdom, a big room filled with every possible cooking utensils. No electric appliances or cutting-edge kitchenware, but a range of traditional tools, most of which I had never seen before.

I had the privilege to see Chef Gunarahtna in action while he prepared String Hoppers [locally called Idiyappam], the Sri Lankan version of Asian Noodles or of Italian Pasta. And I learnt that all you need to make these thin threads of pasta is just some water, good flour, the right equipment and, most of all, a great deal of patience.

In a bowl, mix 1kg of wheat or rice flour with water. Work the dough slowly and make sure it is free of lumps.

In a bowl, mix 1kg of wheat or rice flour with water. Work the dough slowly and make sure it is free of lumps.

Get ready with some wattie or wicker mats (woven small circle trays - available in Sri Lankan grocery stores)

Get ready with some wattie or wicker mats (woven small circle trays – available in Sri Lankan grocery stores

Another essential tool:  string moulds you will use to press out the dough

Another essential tool: string moulds you will use to press out the dough

Chef Guna's secrets:  1) steam the flour before working it with water by putting it in a cloth and then in the steamer; 2) Mix with boiling hot water for wheat flour and cold water for rice flour

Chef Guna’s secrets:
1) steam the flour before working it with water by putting it in a cloth and then in the steamer;
2) Mix with boiling hot water for wheat flour and cold water for rice flour

Patiently oil each wattie

Patiently oil each wattie

Use the string molds to press out the dough in circlets into the wattie

Use the string molds to press out the dough in circlets into the wattie

7-Coming out


Use the string molds to press out the dough in circlets into the wattie

Use the string molds to press out the dough in circlets into the wattie

Place the wattie with the stringed dough in a steamer and cook for 10-12 minutes

Place the wattie with the stringed dough in a steamer and cook for 10-12 minutes

Here they are, ready to be scooped out of the wattie and eaten with curry and chutney

Here they are, ready to be scooped out of the wattie and eaten with curry and chutney

Let’s talk about portions.

Chef Guna, [as everybody calls him here at the Mudhouse], how many string hoppers for one person?

Chef Guna smiles and asks me “How many do you eat”?

I am not sure, maybe three?”

Chef Guna laughs

Well, it depends, I probably eat around 10, but he can eat more, once he ate 30!” and points at his assistant, Mr. Vijivira.

I look astonished at Mr. Vijivira, who is busy taking out the string hoppers from the steamer.

Mr. Vijivira, how could you eat so many?”

Mr. Vijivira smiles. “The curry was very spicy and tasty”

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Malaria, non ancora sconfitta, ma la ricerca continua

 

Dr. Olivo Miotto - Photo Credit Robert Hutton

Dr. Olivo Miotto – Photo Credit Robert Hutton

La malaria, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, continua ad uccidere oltre mezzo milione di persone l’anno. La storia intrecciata millenaria tra l’evoluzione del P. falciparum e quella dell’uomo rivela come l’uomo e i parassiti della malaria abbiano una relazione basata su dinamiche genetiche; a turno, ognuno sviluppa mutazioni per avere la meglio sull’altro. Olivo Miotto è il bioinformatico dell’università di Oxford a capo della ricerca pubblicata l’anno scorso su Nature Genetics che ha identificato in Cambogia nuovi ceppi di parassiti della malaria resistenti all’artemisinina, il farmaco al momento più valido e diffuso nella lotta a questo patogeno letale. Miotto ha inoltre contribuito a un altro studio scientifico sulla mutazione nel gene kelch, rivelandone la responsabilità nella resistenza al farmaco. Questi studi scientifici hanno dimostrato che le continue mutazioni genetiche dei parassiti sono il motivo per cui la malaria rimane nella top ten delle minacce principali alla salute della popolazione mondiale e continua a rappresentare un dilemma per la comunità scientifica internazionale.

L’essere umano ha lottato contro la malaria per secoli e un rimedio definitivo non e’ ancora stato trovato. Cosa rende questa malattia così difficile da debellare?

L’obiettivo degli interventi di salute pubblica è sempre stato quello di eliminare i parassiti della malaria usando farmaci diversi che agiscono su fronti diversi. L’artemisinina funziona ancora, ma in alcuni casi i parassiti ci mettono di più a morire quando vengono esposti al farmaco. L’effetto ritardato della cura lascia dei superstiti, i quali sono parassiti resistenti che, riproducendosi, diffondono questa resistenza. L’artemisinina viene quindi attualmente somministrata insieme a un altro farmaco che ha la funzione di eliminare i superstiti, ma si teme che questa combinazione di farmaci non funzioni nello stesso modo se somministrata per un periodo di cura più lungo e che, invece di debellare il parassita, possa favorire lo sviluppo della resistenza.

Cosa spiega la diffusione di questa mutazione proprio in Cambogia?

Le popolazioni di parassiti che presentano questa mutazione prolificano in zone della Cambogia dove, per via di eventi storici e politiche di salute pubblica, l’artemisinina è stata introdotta prima che in altre regioni e quindi i parassiti sono stati esposti più a lungo al farmaco che altrove. Paradossalmente, la diffusione della resistenza al farmaco è probabilmente dovuta al fatto che in Cambogia ci sia minore incidenza della malaria e che quindi le popolazioni di parassiti siano più piccole e presentino minore variazione genetica. La Cambogia occidentale è un ambiente particolarmente vulnerabile alla diffusione della resistenza all’artemisinina; le popolazioni di parassiti P. falciparum non sono numerose e presentano endogamia diffusa, sono fortemente esposte alla pressione del farmaco e non sono ancora state debellate. In Africa, invece, le popolazioni più numerose, i contagi sono più frequenti e il tasso di mortalità è decisamente più alto; ci si ammala di malaria più spesso, ma le popolazioni di parassiti sono più diversificate. I decessi causati dalla malaria in Africa sono in parte dovuti alla mancanza di risorse, di infrastrutture e di informazione, piuttosto che all’inefficacia degli antimalarici.

Qual è l’impatto della globalizzazione sulla diffusione della malaria?

E’ difficile quantificare. Una delle conseguenze della globalizzazione è che i parassiti possono potenzialmente muoversi molto più rapidamente per via degli spostamenti maggiori e sempre più rapidi degli esseri umani. Tuttavia, perchè avvenga l’infezione i parassiti della malaria devono adattarsi alle specie di zanzare locali e a una serie di altri fattori relativi al portatore, per cui non si sa se il rapido movimento di un basso numero di individui possa essere un fattore determinante sull’epidemiologia dei parassiti. Attualmente grazie all’analisi del DNA siamo in grado di distinguere chiaramente se un parassita proviene dalla Thailandia o dalla Cambogia, per esempio. Siamo agli albori di studi genetici approfonditi sui pattern migratori dei parassiti e c’è ancora molto da scoprire.

Esiste la possibilità che la resistenza all’artemisinina sia già sviluppata o si possa sviluppare in altre regioni?

Finora le mutazioni in questo gene sono state riscontrate solo in parassiti che sono stati esposti all’artemisinina. Le mutazioni relative alla resistenza al farmaco per ora non avvengono naturalmente. Questo potrebbe significare che ciò che permette a questi parassiti di sopravvivere si riveli un handicap una volta eliminata la pressione farmacologica. E’ anche possibile che queste mutazioni si verifichino solo in condizioni ambientali specifiche o in parassiti che presentano un particolare profilo genetico. Se questo fosse vero, la resistenza all’artemisinina non si dovrebbe diffondere rapidamente in zone dove le popolazioni di parassiti sono più numerose e più diversificate, ma ovviamente preferiamo non verificare questa teoria. Le ricerche sono attualmente limitate ad alcune zone geografiche, ma sicuramente maggiori risorse ed apertura a ricerche che ci aiutino ad approfondire le nostre conoscenze sulla diversitàgenetica del Plasmodium in altre regioni colpite dalla malattia porterebbero alla luce risultati importanti per la comunità scientifica internazionale e potrebbero salvare molte vite.

Pubblicato su Greenews 

 

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Tropical Fevers and Vital Breath

There is grandeur in this view of life, with its several powers,

having been originally breathed into a few forms or into one; and that,

whilst this planet has gone cycling on according to the fixed law of gravity,

from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful

have been, and are being, evolved.”

Charles Darwin, The Origin of Species

sunrise melbourne

When Maggie Mee finally opens her eyes and feels she can even move her bones after days of skyrocket temperatures and fever delirium, she is still in a state of confusion. But, in these very first moments of lucidity, one thing that appears crystal clear is the similarity between tropical fever and tropical rain. When they start, cramps and continuous pouring do not leave room for anything else, they absorb all energy and attention. At their peak, the only reasonable thing to do is to seek shelter and wait until it is all over. When they finally stop, when the eyes open and the body is no longer in pain or when a bit of sun and rainbow emerge after days of storm, they shed light on a devastated landscape that needs to be rebuilt. So, as she gets out of her bed and drags herself to the mirror, Maggie Mee feels a bit like a beach after a tsunami, like a hut sank in the mud by days and days of non-stop tropical rain. 

- I should really stop playing the hippy environmentalist – Maggie Mee says, upset to see her body grown thin by sickness and to smell the stench of fever coming out of the bunch of bones that support her under hanging clothes. -bastard mutant mosquitoes.- Earlier, naively, Maggie Mee felt admiration for the speed these tiny creatures adapt to any situation and drug, but now she is the one who would like to genetically mutate in order to become unpalatable to any sting.

Maggie Mee gets lost in thoughts about mosquitoes, these infamous animals, victims as well because often the target of the damned parasites they carry. Luckily, Maggie Mee has not been stung by a gracious Plasmodium falciparum, a malaria parasites carrier,but fresh memories of cramps and pains immediately make her feel strong empathy for the billion people that every year are faced to this appalling disease. Analogies between human migration patterns and the diffusion of malaria as well as recent scientific studies suggest that human beings and malaria parasites maintain a strong genetic interplay, each side adapting and presenting genetic mutations in order to gain the upper hand. A war fought with DNA, a sophisticated and sneaky genetic struggle, just to dramatically summarize this complex process.

Maggie Mee immediately stops her thoughts, fearing they may be some remnants of fever-induced delirious mind travelling. She takes a deep breath and she cannot believe she is able to breath from the depth of her lungs without any problem. This spontaneous action had become tiring and now she wants more. At every breath, she feels vital strength slowly re-entering her body. After having felt like a kangaroo hit by a truck, it is normal that any minor feeling of wellbeing is perceived as a gift from the sky. Having almost kicked the bucket, having seen the flame that keeps her alive shaking dangerously, Maggie Mee is now rather interested in fuelling this feeble and shaky light and converting it into a warm and crackling fire to warm up her feet and roast some meat. The feeling of warmth and balance that gradually spreads through her tired bones is the confirmation, on her own skin, that the struggle for survival can be easily observed in humans, those arrogant beings affected by almighty self-assurance. Maggie Mee finds grit and determination in an exhausted body; suddenly, she is receptive to life again. After days between life and death, she feels an instinctive and unexplainable inner force supporting and holding her while it whispers soothing words in her ears.

Every haven hides its dangers, deceptions and pains; there is no reason then not to go for a stroll. It’s strawberry season and the only thing Maggie Mee now feels like is to eat plenty while she enjoys the landscape.

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Sickness has already been replaced by curiosity and Maggie Mee packs a few rags. There she is, munching some disgusting expired cookies while she waits for a wrecked bus to be packed and stuffed to the limits of excess and ready to leave the shuttered station in the middle of nowhere where she has ended up.

- Considered the circumstances – she says to herself – before facing the world, I’d better get back on my feet. Hopefully – she adds – in the quest for missing supports I may find out the secret behind this breath of life, a breath that is tangible and real as much as it is airy and elusive.

Maggie Mee is thrilled for the adventures that may come and she goes on a pilgrimage to the high-altitude and cold jungle to pay tribute to the breath of life that keeps her alive. She also wants to see if there is a trick to keep this flame lit and burning. It may seem a contradiction that the instinct of survival has brought her to winding roads on board of vehicles driven by some totally crazy guys. Every sharp turn escaped unscathed is a miracle. She closes her eyes not to see the wrecks of some awful road accidents along the way that look at her giggling like skulls in a desert. Without realising it, she is actually getting closer to the relative importance of the one and only treasure we cherish within ourselves from the moment we are born to our death: life.

The road goes up and up and up. Valleys open up revealing hills and peaks. The jungle welcomes her like a chubby and smiley grandmother who she hasn’t seen in a while. She hugs her tightly and Maggie Mee can hear her bones cracking as this embrace lifts her off the floor. “Welcome back” Grandma Jungle says. “Now, let’s try to put some fat on these tiny bones!” Grandma Jungle adds, and she enters the kitchen moving her hips, as gracious as a seal.

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This time Maggie Mee has chosen high-altitude jungle as a destination, leaving coconut trees and eternal heat behind her and she now goes up tortuous roads that cross immense stretches of Hevea -rubber trees- plantations. The hills are neatly cut by these orderly arranged light barked trees, each one bearing the container for the sticky white substance that will eventually become a low-quality toy or a tight condom. This makes her think to what extent the jungle must have been bigger, denser and fiercer. As she goes up, not centuries-old trees, but fresh bamboo bushes gradually become thicker and form the jungle. Maggie Mee closes her eyes and says a silent prayer to the disappeared jungle. Large bamboo trunks are light enough to sway as the wind blows and the music produced by the swish of these tall bushes covering all the shades of green instantly become friendly speakers.

Maggie Mee’s goal, after filling her stomach, is to try to understand what is meant by “life”. What the f### is life? A word on everybody’s mouth made of four simple letters comprising a meaning that has always been conveyed by speculation, obligations and threats or by cheesy poems about stuff that is not much related to life. However, life is all we know.

- And even then, – Maggie Mee says to herself, – we do not know that much. A universally accepted definition of life does not exist.-

For the sake and obsession for knowledge, as Maggie Mee steps into the town spread out along the valley, she instinctively looks for something or someone who can give her some clues. She is not looking for the meaning of life, that’s clear, but for the essence of that breath of life she now feels pumping inside her.

The town is pretty impersonal, dwelled and frequented by human beings with different eye shapes that look at each other peacefully. Both locals and foreigners are equally wrapped in a cloud of fascination and exoticism that has not disappeared yet to reveal an exchange only based on cash. In this place, Maggie Mee notices, tourists define themselves “aware travellers” and locals haven’t learnt yet the different facets a smile can have. They smile or smoke opium along the road as they look at cars and other odd vehicles passing by. Stupas perched on the surrounding hilltops indicate cardinal points and they are one of the few reference points in large stretches of rice fields alternated with Hevea plantations. That’s it. There isn’t anything else.

Tons of children, quiet buffalos, wild pigs followed by numerous piglets and hens surrounded by dozens of tiny chicks show abundance of reproductive activity. Maggie Mee realises that even the t-shirts worn by the so-called “travellers” send the same universal message that can be found at every latitude and in every culture. Around here, the t-shirt “Save water, shower with me” replaces “Fuck me, I am famous” and, for as much as the real message may be hidden by an environmentalist slogan, the intention of the person wearing the t-shirt is exactly the same: an obsession for mating. That famous instinct for reproduction that gives the impression to maintain oneself alive and to give continuity to our existence.

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Maggie Mee remarks a man in kaki clothes sitting in a small local restaurant. He is busy writing pages and pages of words in Latin. She immediately understands that it would be useful to start a conversation with this stranger with a scientific look. -Because there is not a universal definition of life- she thinks – In order to be politically correct I’ll start my research by the scientific explanation of it.

Life”, the stranger, eventually identified as an expert of the vegetal world, starts, “is all that is not alive”.

And, with this line, his explanation ends. He looks at her with the typical expression of a scientist, the one that blends the pretension of almighty knowledge to the paranoid feeling of not knowing everything.

Ah, well, that explains everything!“ Maggie Mee bursts out. The botanist shakes his head and breathes deeply in order not to shout in the face of this skinny and curious female who is harassing him with all these stupid questions. He adjusts his specks over his nose and restarts, adopting a didactic approach.

What we mean is that we use specific criteria to tell apart living from non-living beings. Science refers to this.” Maggie Mee listens with interest, but after a few words she realises that, basically, in order to verify if a being is alive, one has to look if this being spends its time absorbing energy here and there and if it has a body that is somehow organised. They call this balance, they call this thirst and hunger and sexual appetite.

Death is another feature that separates living from non-living beings. Those who are alive will die sooner or later. Those who are not alive are eternal. “

Ah, like plastic, for instance.” Maggie Mee blurts out.

This silly comment is too much for the biologist, who stands up and goes, leaving Maggie Mee in a state of discouragement.

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The biologist’s answer has not satisfied her thirst for knowledge and Maggie Mee decides to take her bike and ride into the jungle of the natural reserve next to the village in order to reflect a bit upon all this. She hopes pure nature will speak to her in clearer and more understandable words than a man met by accident in the street. She trusts in the power of the wind and the lushness of the natural world for finding clues that will help her in her quest. After having peddled a bit, Maggie Mee gets off the bike and take a stroll along the river that crosses the forest. She stops by a rock to get warmed by the sun and she starts gazing at the frantic activity that surrounds her. The picture is very bucolic. The water is flowing, dragonflies are buzzing, butterflies are flying around and voila’ ! In a small puddle full of frog eggs, a fly is voraciously having a meal or, maybe, Maggie Mee doubts for a moment, simply drowning in the sticky stagnant water. She stands up, keeps walking and, behind a bush further down the river, she discovers a meeting place. Dozens of butterflies are flying together. They are divided in groups of different colours and dimensions. There is a dozen of tiny couples with light blue wings, a few couples of Common Mormons and others with striped huge wings she has already seen somewhere else. She stops and she stays there, observing them without making the slightest movement. The butterflies are shaking their wings and rubbing their antennas. Just by looking at this regular, fast and continuous movement sends her into a trance as if the pheromones emitted by the dozens of butterflies in contact simultaneously were inebriating her too. After a few minutes of physical contact and rest from flying, the butterflies go back up and start flying in couples in a circular and fast dance. Maggie Mee finds herself surrounded by a cloud of colourful butterflies high from their mating encounter.

Seeing all these colourful butterflies massively mating in front of her and being enveloped by a cloud of life that reproduces in flight fills her with unexpected and intelligible joy; Maggie Mee finds herself smiling for the extremely accessible symbolism of this encounter. Even more so if one considers that butterflies are animals that do not live long and that the event she has witnessed is probably the top event in the short existence of these delicate and beautiful insects.

Emerald Swallowtail

Emerald Swallowtail

Maggie Mee goes back to her bike and she now feels at ease and fully healing. Her thin white cheeks have turned to the colour of tamarind and her boney arms swell and take shape at each peddle. The breath of life is there and supports her. Suspended in total happiness, she peddles up and down the rice fields and plantations and each metre is a step forward. It is a step forward into the tangibility of existence emanated by this unintelligible and non-replicable breath of energy. Maggie Mee is surprised by the accidental encounter with the butterflies, but she is probably even more pleasantly surprised to see that her body, that yesterday wouldn’t even support her, is today maintaining its balance on a unstable object such as a bicycle. This desired and temporary attained balance is still protected by a veil of mystery. Though surrendering to the feelings of powerlessness and extreme vulnerability induced by this sense of balance, Maggie Mee can see that it is thanks to her feet and the rhythmic movement of her legs that she is actually maintaining her balance and the resulting magic energy that she can feel. She has probably not lifted the veil on what is this vital strength, but, at least, she can feel it vibrating inside her.

- According to the biologist, – she says to herself with relief – I am alive. -And my breath of life is nothing but a distinctive trait that I share with other living beings. Nothing more, nothing less. –

Suddenly, as she takes a slope at fast speed, she feels an instinct of protection towards this breath of life. She feels the meaning of life is to honour this energetic breeze that maintains it all up.

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Let us come into this world gently and, at our own pace, let us discover the importance of this vital and innate force called life. Mostly, let us die in peace. Let the breath of life join the wind, do not force it to stay stuck in a guest body that has already honoured it. The breath of life will find ways to create new life elsewhere.

-Anonymous –

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Febbri Tropicali e Aliti Vitali

“There is grandeur in this view of life, with its several powers,
having been originally breathed into a few forms or into one; and that,
whilst this planet has gone cycling on according to the fixed law of gravity,
from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful
have been, and are being, evolved.”
― Charles Darwin, The Origin of Species

Quando finalmente Maggie Mee apre gli occhi e sente di poter muovere anche le ossa dopo giorni di temperature alle stelle e deliri febbrili, la mente e’ ancora in stato di confusione, e l’unica cosa che le appare chiarissima nel suo primo momento di lucidità’ e’ la malefica somiglianza tra febbri e piogge tropicali. Quando cominciano, fitte e scrosci non lasciano spazio per altro, assorbono tutta l’energia e attenzione. Mentre imperversano, l’unica cosa e’ mettersi al riparo e aspettare che facciano il loro corso. Quando finiscono, quando gli occhi si aprono e il corpo non e’ più’ dolorante o uno scorcio di sole e arcobaleno fanno apparizione dopo giorni di tempesta, la luce tanto attesa illumina un paesaggio devastato e da ricomporre. Ecco, Maggie Mee, alzandosi dal letto e trascinandosi svogliatamente davanti allo specchio, si sente un po’ come una spiaggia dopo uno tsunami, come una capanna trascinata nel fango da giorni e giorni di piogge torrenziali.

- C’e’ poco da fare la fricchettona ambientalista – sbotta Maggie Mee osservando il suo viso smunto dalla malattia e il mucchietto di ossa che si ritrova sotto il vestito che puzza ancora di sudore da febbre. – bastarde zanzare mutanti. – Se prima, ingenua, Maggie Mee si meravigliava per la velocità’ con cui questi esserini minuscoli e fetenti si adattano a ogni condizione e farmaco, ora e’ lei a voler mutare geneticamente per diventare totalmente inappetente a qualsiasi pungiglione. Maggie Mee si perde un attimo a riflettere sulle zanzare, animali bastardi ma vittime anche loro perché’ spesso obbiettivo di maledetti parassiti che trasmettono, tanto per dirne una, la malaria. Fortunatamente Maggie Mee non e’ stata punta da una graziosa portatrice di Plasmodium falciparum, ma i recenti ricordi di crampi e dolori le fanno immediatamente provare forte empatia con il miliardo di persone che ogni anno sono alle prese con quest’orribile malattia. Analogie tra i percorsi migratori degli esseri umani e la diffusione della malaria, così’ come le scoperte riguardo lo sviluppo di resistenza ai farmaci, suggeriscono che le mutazioni genetiche dei parassiti avvengono regolarmente. La storia intrecciata millenaria tra l’evoluzione del P. falciparum e quella dell’uomo rivela come l’uomo e i parassiti della malaria abbiano una relazione basata su dinamiche genetiche; a turno, ognuno sviluppa mutazioni per avere la meglio sull’altro. Una guerra a colpi di DNA, una lotta genetica sofisticata e insidiosa, per riassumere forse esageratamente il complicato processo.

Maggie Mee ferma subito i pensieri, temendo siano strascichi dello straparlare indotto dalla febbre. Un lungo respiro e ancora non ci può’ credere di poter respirare a pieni polmoni senza problemi. Il gesto spontaneo era diventato faticoso ed ora ne vuole di più’. Ad ogni respiro sente forza vitale che piano piano si riappropria di lei. Dopo essersi sentita come un canguro colpito da un camion su un’autostrada, e’ normale che avverta anche la minima sensazione di benessere come un dono del cielo. Avendoci quasi lasciato le penne, avendo visto vacillare pericolosamente la fiammella che la mantiene in vita, Maggie Mee e’ ora più’ che interessata ad alimentarla perché’ da fievole e tremolante diventi un caldo fuoco scoppiettante per scaldarsi i piedi e su cui arrostirci due spiedini. La sensazione di calore ed equilibrio che si diffonde nelle sue ossa stanche le conferma sulla sua pelle che l’innata lotta per la sopravvivenza si manifesta anche negli umani, esseri arroganti affetti da sicurezza di onnipotenza. Maggie Mee trova grinta in un corpo sfinito; improvvisamente di nuovo ricettiva alla vita dopo giorni in cui era “più’ di la’ che di qua”, avverte una forza istintiva e inspiegabile che la sostiene e la tiene in braccio sussurrandole nelle orecchie parole di conforto. Ogni porto franco ha le sue insidie, le sue delusioni e i suoi dolori e vale quindi la pena andarsi a fare un giro. E’ stagione di fragole e l’unica cosa che Maggie Mee ora vuole e’ farsene una scorpacciata guardando il paesaggio.

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La malattia ha già’ lasciato posto alla curiosità’ e Maggie Mee raccoglie quindi i suoi stracci. Eccola quindi a sgranocchiare biscotti disgustosi e scaduti da tempo mentre aspetta che un pulmino scassato che continua a riempirsi all’inverosimile si schiodi dal parcheggio marcio di una stazione spersa nel nulla.
-Viste le circostanze – si dice – prima di ributtarmi nel mondo sarà’ meglio che ritrovi un po’ di forze. – Magari – aggiunge speranzosa – nella ricerca dei supporti mancanti scoprirò’ anche il segreto dietro quest’alito di vita, tanto tangibile e reale quanto etereo e sfuggente.
Trepidante per la nuova avventura che l’aspetta, si butta in peregrinazione verso la giungla alta e fredda per onorare il soffio vitale che la tiene in vita e per vedere se c’e’ un trucco per mantenere la fiamma sempre accesa e viva. Sembra un po’ un controsenso che l’istinto di sopravvivenza l’abbia portata su strade tortuose a bordo di mezzi guidati da pazzi fulminati dove ogni curva superata indenni e’ da considerarsi un miracolo. Chiude gli occhi per non vedere i resti di rovinosi incidenti stradali lungo il percorso che la guardano sghignazzando come teschi nel deserto avvicinandosi così, senza rendersene conto, all’importanza relativa dell’unico tesoro che custodiamo in noi dalla nostra nascita alla nostra morte: la vita.

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Si sale, si sale. Si aprono valli e si rivelano montagne. La giungla la accoglie come una nonna grassa e sorridente che non vede da tempo. La stringe forte, facendole scricchiolare le ossa e la sua stretta solleva da terra la piccola Maggie Mee. “Bentornata!” Le dice sorridendo. “Ora vediamo di mettere su un po’ di ciccia su queste ossa!” E nonna giungla entra in cucina muovendo le anche, aggraziata come una foca.
Questa volta Maggie Mee ha scelto la giungla d’altitudine come destinazione e, lasciando dietro di se’ palme da cocco e afa perenne, si lascia portare su strade che serpeggiano tra distese di piantagioni di Hevea, gli alberi della gomma. La vista delle colline tagliate ordinatamente dalle file composte di alberi dal tronco chiaro, ognuno con l’apposito recipiente che raccoglie il bianco vischioso che poi diventerà’ un giocattolo scadente o un preservativo stretto, le fanno notare quanto la giungla dev’essere stata più’ grande, più’ folta e più’ violenta. Salendo, non sono alberi secolari, ma freschi cespugli di bamboo che gradualmente si addensano diventando giungla. Maggie Mee chiude gli occhi e lancia una preghiera silenziosa alla foresta scomparsa. I larghi tronchi di bamboo sono abbastanza leggeri per muoversi al soffiare del vento e la musica prodotta dal fruscio degli alti cespugli di tutte le sfumature di verde diventano subito una cassa amica.

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L’obbiettivo di Maggie Mee, dopo quello di riempirsi la pancia, e’ provare a capire che cosa si intende per “vita”. “Cosa ‘azz e’ la vita?” Parola sulla bocca di tutti, quattro semplici lettere racchiudono un significato che viene da sempre districato a suon di manipolazioni e minacce, a colpi di frusta e sdolcinate poesie che di vita ne sanno ben poco. Eppure, la vita e’ tutto quello che conosciamo. – E, anche li’, – si dice Maggie Mee – non e’ che ne sappiamo poi tanto. – Non esiste infatti una definizione della parola “vita” che sia universalmente accettata.
Per smania di conoscenza, arrivata nel villaggio ai piedi della vallata, ecco Maggie Mee che istintivamente cerca subito un luogo, un centro, un qualcuno o qualcosa che possa darle degli indizi per quella che ormai e’ diventata una ricerca. Non del significato della vita, che sia ben chiaro, ma del soffio di vita che tiene tutto in piedi.

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Il villaggio e’ abbastanza anonimo, abitato e frequentato da esseri umani dagli occhi di forme diverse che si osservano pacifici. Entrambi i gruppi principali, i locali e gli stranieri, sono ancora avvolti nella nube di fascino da esotismo che ancora non si e’ dissipata per svelare uno scambio solo e unicamente basato sul cash. In questo posto, nota Maggie Mee, i turisti si autodefiniscono “viaggiatori consapevoli” e i locali non hanno ancora imparato le diverse sfaccettature che può avere un sorriso. Sorridono o fumano pipe d’oppio a bordo strada osservando il traffico. Stupa arroccati sulle colline indicano i punti cardinali e sono uno dei pochi punti di riferimento in distese di risaie alternate a piantagioni di Hevea. Fine. Non c’e’ altro.
Valanghe di bambini, bufali pensierosi, maiali selvatici seguiti da prole e chiocce circondate da decine di minuscoli pulcini denotano abbondanza di attività riproduttiva. Maggie Mee si accorge che anche le magliette dei cosiddetti viaggiatori mandano lo stesso messaggio universale presente ad ogni latitudine e in ogni cultura. Da queste parti la maglietta con la scritta “Save water, shower with me” si sostituisce a “Fuck me, I am famous” e, per quanto celata da animo ambientalista, l’intenzione di chi la indossa e’ poi la stessa: smania di accoppiamento. Il famoso istinto di riproduzione che da’ l’impressione di mantenersi in vita e di dare continuità alla nostra, di vita.

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In un ristorantino polveroso a bordo strada, Maggie Mee nota un personaggio in abiti kaki intento a compilare fogli e fogli di parole scritte in latino e subito capisce che potrebbe esserle utile intavolare una conversazione con questo sconosciuto dall’aria scientifica. -Dato che una definizione universale di vita non esiste- si dice, -per essere politicamente corretti comincerò la mia ricerca da come la definiscono gli scienziati che studiano la vita. “La vita”, comincia lo sconosciuto poi rivelatosi esperto del mondo vegetale, “e’ quello che in vita non e’” conclude con aria saccente ma mortificata perché affetto dalla paranoia degli scienziati di non saper spiegare tutto. “Ah beh, grazie tante!” scappa di bocca a Maggie Mee. Il botanico alza gli occhi al cielo, fa un lungo respiro per non mangiare la faccia della femmina striminzita e curiosa che lo assilla di stupide domande, si sistema gli occhiali sul naso e ricomincia con tono pedagogico. “Quello che intendiamo, e’ che usiamo criteri precisi per affermare se un essere e’ vivente o non-vivente. La scienza si attiene a questo”. Maggie Mee ascolta interessata, ma dopo poche parole si rende conto che, fondamentalmente, per verificare che un essere sia vivo, si guarda se questo passa l’esistenza ad assorbire energie a destra e a manca e se ha un corpo che denota un minimo di organizzazione. Lo chiamano equilibrio, la chiamano fame/sete e appetito sessuale. La morte e’ un altro tratto che distingue chi e’ vivo. Chi e’ vivo prima o poi muore. Chi non e’ vivo ha il dono dell’eternità. -Come la plastica, ad esempio- sfugge di bocca a Maggie Mee. Lo stupido commento e’ troppo per il biologo, che si alza e se ne va, lasciando Maggie Mee in preda a un minimo di sconforto.

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La risposta del biologo non ha soddisfatto la sua domanda e, per schiarirsi le idee, Maggie Mee decide di prendere la bici e addentrarsi nella riserva naturale in cui si e’ andata a ficcare. Spera che la natura più pura le parli meglio di un umano incontrato per caso, confida che la potenza del vento e la rigogliosità del mondo naturale possano darle indizi più appaganti per la sua ricerca. Dopo aver pedalato un po’, Maggie Mee scende dalla bici e fa due passi per sgranchirsi le gambe lungo il ruscello che attraversa il bosco. Si ferma su una roccia per farsi scaldare dal sole e si abbandona ad osservare la frenetica attività che la circonda. Il quadretto e’ molto bucolico. Acqua che scorre, libellule che ronzano, farfalle che svolazzano e voila’. In una pozza di fianco a lei, tra grappoli di uova di rana che galleggiano nell’acqua stagna, una mosca e’ voracemente intenta a farsene una scorpacciata o, forse – dubita per un attimo Maggie Mee – ad affogare. Si alza, continua a camminare e, dietro un cespuglio, su un’altra ansa del ruscello, si svela un luogo d’incontro. Decine di farfalle volano e si posano insieme per terra. Sono divise a gruppi dello stesso colore e dimensioni. Una decina di coppie minuscole azzurre, qualche coppia di Mormone comune e altre già viste dalle ali enormi e striate. Si ferma e rimane in piedi, immobile, ad osservarle. Le farfalle agitano le ali e sfregano freneticamente le antenne le une contro le altre e il solo guardare questo movimento regolare, veloce e continuo la manda in trance come se i feromoni emessi dalle decine di farfalle in contatto nello stesso momento inebriassero anche lei. Dopo pochi minuti di contatto fisico e pausa dal volo, le farfalle si levano da terra e cominciano a svolazzare a coppie in un volo velocissimo circolare. Maggie Mee si ritrova avvolta da una nube di farfalle colorate in botta post-accoppiamento.
La vista di farfalle colorate che si accoppiano in massa davanti a lei, l’essere avvolta da un nugolo di vita che si riproduce svolazzando la riempie di gioia incomprensibile e inaspettata e Maggie Mee si ritrova a sorridere per il simbolismo spiccio di quest’incontro. A maggior ragione che le farfalle sono animali che non vivono che per qualche giorno e l’evento a cui ha assistito e’ probabilmente l’unico “evento clue” della breve esistenza di questi bellissimi e delicati insetti.

Emerald Swallowtail

Emerald Swallowtail

Maggie Mee inforca nuovamente la bici ed ecco che si sente già ambientata e in lenta guarigione. Guance scavate e bianche hanno preso il colore del tamarindo e le braccia ossute si gonfiano e prendono forma ad ogni pedalata. Il soffio di vita c’e’ e la tiene su. Sospesa nella presa bene, pedala tra distese di risaie e piantagioni, ogni metro e’ un passo in più, un passo calcato nella tangibilità dell’esistenza emanante da quest’alito energetico ancora incomprensibile e irriproducibile. Maggie Mee e’ sorpresa della casualità dell’incontro con le farfalle, ma e’ forse ancora più piacevolmente sorpresa di vedere che e’ il suo corpo, che ieri non la reggeva, a mantenerla in equilibrio su un aggeggio pericolante come una bicicletta. L’equilibrio ambito e temporaneamente raggiunto e’ ancora protetto da un velo di mistero che fa arrendere all’impotenza e all’estrema vulnerabilità. Ma, nella realtà, sono le piante dei piedi e il ritmico muoversi delle sue gambe che mantengono la magia energetica. Non ha forse alzato il velo su che cosa e’ questa forza vitale, ma per lo meno la sente vibrare dentro di se’. – Secondo le parole del biologo, – si dice con sollievo – sono quindi viva. E il mio alito di vita non e’ che un tratto distintivo che mi accomuna tutti gli altri esseri viventi. Niente di più’, niente di meno. – E subito, mentre con la bici prende a tutta velocità una discesa, sente istinto di protezione verso quest’alito, sente che la vita e’ onorare il soffio energetico che la mantiene in piedi.

Common Mormon

Common Mormon

“Fateci nascere dolcemente e scoprire con calma
l’importanza della forza vitale ed innata che si chiama vita.
Soprattutto, fateci morire in pace,
lasciate che l’alito di vita si unisca al vento,
non costringetelo a restare soffocato in un corpo ospite
che lo ha già’ onorato.
Il soffio vitale fuggirà comunque per creare altra vita.”
-Anonimo-

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Sneaky mutations in the fight against malaria

Dr. Olivo Miotto - Photo Credit Robert Hutton

Dr. Olivo Miotto – Photo Credit Robert Hutton

Plasmodium falciparum — one of the parasites responsible for the transmission of malaria — is the umpteenth amazing example of how environmental constraints encourage adaptation for survival and of how inbreeding, by promoting lower genetic diversity, can cause a normally rare trait to become the norm.

Recent scientific studies have shown that the continuous occurrence of genetic mutations in this lethal pathogen keep malaria near the top of the list of threats to the health of the world’s population, and a leading concern for the international scientific community.

In fact, the World Health Organization reports that more than half a million people die annually because of malaria.

A study published in Nature Genetics in 2013 identified new strains of malaria parasites resistant to artemisinin — the most effective drug currently employed to treat this deadly disease.

Although different drugs have been successfully identified and employed in the fight against the disease over time, malaria parasites have regularly developed resistance to these drugs.

In 1957, a genetically mutated conferred parasite became resistant to the most successful drug at the time, chloroquine. The mutation spread and it is found today in most circulating parasites, which means that chloroquine is mostly ineffective.

The current frontline drug used to treat affected patients is artemisinin which, used in combination with a partner drug, offers rapid and effective treatment for falciparum malaria.

Resistance to artemisinin, known as ART-R, currently manifests itself as a slowdown in treatment rate; the drug still works, but it takes longer and it is feared that this could lead to treatment failure.

Resistant parasites found in Cambodia were found in two studies to be developing profound genetic changes. These populations of parasites live in regions of Cambodia where malaria transmission is very low, which favors low genetic diversity.

Dr. Olivo Miotto, the bioinformatic team leader of this scientific breakthrough, explained that this drug was introduced to Cambodian earlier than in other countries, so in this country the parasites have received more prolonged exposure than anywhere else.

Furthermore, in Cambodia, social and political changes over the years have had affected public health interventions as well as drug pressures.

“Paradoxically”, Miotto said, “it is perhaps the diminishing incidence of malaria, and the consequent smaller size and lower diversity of the parasite population, that might have had the greatest impact. P. falciparum parasites in Western Cambodia are few and highly inbred, subjected to high drug pressure, but not yet eliminated: possibly the worst scenario for the emergence of resistance.”

The current state of malaria in the world indicates that Africa is the most stricken continent, where there are more frequent infections and far higher death tolls than anywhere else.

However, larger populations and the genetically dynamic scenario in Africa means that people get sick more often, but parasite populations are more diverse.

The high number of malaria-related deaths in Africa is partly due to lack of resources, infrastructure and education, not just to the effectiveness of antimalarials.

“This is why it is so urgent to protect artemisinin; we owe it to millions of people at risk in Africa to preserve their most effective defense against this appalling disease,” said Miotto, who is senior informatics fellow for the Center for Genomics and Global Health based at the Mahidol-Oxford Research Unit in Bangkok, Thailand.

Until now, mutations of this gene have been observed only in parasites that have been exposed to artemisinin.

At the moment, scientists are attempting to determine if these mutations only happen within specific environmental conditions, or in parasites with specific genetic backgrounds.

The drug-resistant mutations identified so far do not occur naturally, and this could mean that survival from drug exposure has a cost: Whatever allows these parasites to survive is a handicap once you remove drug pressure.

“So far ART-R has only been reported in Cambodia, Vietnam, Thailand and Myanmar. There is no suggestion that it is present in Africa or elsewhere. Artemisinin resistance might not spread as rapidly where there are more parasites and more diversity- though we’d rather not have to test that theory,” Miotto concluded.

The history of the evolution of Plasmodium falciparum and that of mankind are profoundly intertwined.

Malaria has been shown to have caused natural selection in humans.

Analogies between human migration patterns and the diffusion of malaria as well as Miotto and his team’s studies suggest that genetic mutations in P. falciparum happen as we speak.

Human beings and malaria parasites maintain a strong genetic interplay, each side adapting and presenting genetic mutations in order to gain the upper hand.

The WHO World Malaria Report 2013 lists Indonesia as a malaria endemic country. In fact, 417,000 malaria cases were reported in 2012, as recalled by Health Minister Nafsiah Mboi at a 2013 World Malaria Day event in Jakarta.

Published on the Jakarta Post 

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Stories stored in our body – AcroYoga Lunar Immersion –

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Up and down.
Mood and movements follow the jumps
of a grasshopper racing in a field.

Bent legs – bent forearms
Extended legs- extended forearms

Flexions and extensions alternate
as do smiles and tears on my face.

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The goal leads the jump,
though the breath regulates the movement,
though the flow sets the mood,
as a grasshopper I keep jumping, unaware.

I move up, lean forward, then fall back.
like the insect’s legs,
knees point outwards,
small fore limbs seem useless,
but are there, essential for balance.

There is regular movement,
but no inner inspection;
no detection of interior triggers
that lead the race.
And the field in front looks endless.

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Then, suddenly, there I am, exposed.

Face to face to the sky.
Peeled and bare.
Hanging and swinging like a chicken on a hook.

No much is left inside.
Guts have been removed
by a small spoon digging slowly.

Back Leaf

Only my black box remains untouched.
My secret and pulsing core is intact,
no one can see through.

The spoon has dig around it,
above and below it,
on its surface and its sides,
but I can feel it’s still there,
a hard and painful ball
burns and stings from inside.

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Then I reach my ankles
and I take hold of myself.
I swing, I sway like a stick insect in disguise.
I know who I am and
how far I can reach,
I just camouflage not to get caught.

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My arms extend again,
but this time the breath follows and,
open chest and then release,
the light comes in and
I can fly backwards.

As a dragonfly moves its wings back and forth,
able to change the direction of its flight,
I am ready to embrace the world
according to my will
or happy to blindly follow
a sudden gust of wind.

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Comfortable in this position,
I rest and even relax,
Belly up,
feet become fins and
I now swim up the current
as a salmon going back
where it was born
to give rise to new life.

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If earlier I was choking,
breathless,
I can now hear a feeble voice
coming out my dry mouth
and I know moisture will come.

As I reconnect with my real nature
I enjoy the current.
I play with the water flow.
This is my time.
And I make the most of it.

My black box now a cherished treasure
Not hidden, but to be shown with pride.
The ball of fire burning
as a shining star in the dark blue sky.

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Topsy-Turvy AcroMonkey’s New Year

This year we have come out with a new formula to merge the beauty of acroyoga to the rhythm of downtempo.

From Chill Out Sessions events in Singapore to The Experience Festival in Koh Tao, the combination of these two expressions of art has proved itself to be a magnet for passers-by and a bomb of energy hard to control.  It has been great to have people taking part in rhythmed acrojams in the streets of Singapore and rewarding to see the chill out area of one of the biggest psytrance festivals in Southeast Asia waking up to the sound of downtempo tunes and acroyoga  postures. May this year be full of this positive and filling energy!!

https://www.youtube.com/watch?v=duaKPmGUPIY

 

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A roof over your head or ground under your feet

The higher your structure is to be, the deeper must be its foundation.
Saint Augustine

To me hair dressing means shape. It’s very important that the foundations should be right.
Vidal Sassoon

01-nov

Something is dripping over Maggie Mee. One, two, three drops. Maggie Mee counts them, half asleep. She hopes they are some of the 4D effects of the dream in which she is venturing. The drops become four, then five and then they are so many that it is impossible to keep counting. With extreme difficulty, Maggie Mee opens her eyes and in the pitch black room she notices two gaps shining in the ceiling, from which she can clearly see the rainy sky.
- Oh, man! – she mumbles, waking up with a furred tongue – Can’t believe it’s raining on my head! – For laziness, she moves to the other side of the bed, as far as she can from the gaps in the ceiling, hoping the rain will stop and that she won’t be forced to spend the rest of night looking for buckets and mopping the floor. She goes back to sleep, trusting that Saint Squat will protect her once again.
When she wakes up, now rested, the sun is shining and rain leaking from the roof is nothing but some confused memory. She happily goes outside, excited to enjoy the morning sun for a walk. She decides to indulge in one of her favourite pastimes : house-spotting or, as they say in French : “lèche-maison”. – Yes, in fact, – she says to herself – one must never forget to make daily offerings to the Holy Patron of shelters and makeshift beds!
One tends to think that the worshipping of Saint Squat is inversely proportional to the human primitive and instinctive need for a roof over the head. In other words, generally we imagine that one is more tempted to cover with donations and invoke the blessing of deity when one lacks a shelter and is forced to live in the streets. It is very diffused the preconception that the need to worship this specific Saint is due to the wish to jump from shelter to shelter, enjoying the homelessness and the parasitism from those who have a house. Maggie Mee does not believe in hearsay and she ventures off to unveil the legendary “secret of the house”. It is intriguing that a human need such as housing is part of a context that is continuously manipulated and used against you. – Do you want a house, darling? Follow me, I’ll give you the perfect house. How many shaky ratholes do you want? You’ll see that the more squeezed you’ll be, the more you’ll like it and, if you can hear the neighbours farting, you’ll have better human relations. It will do you good, you will improve your tolerance level. Are you one of those who like to have some green around? Then perfect! Just go and get some tropical green paint or a couple of plants for the flat. Get some plastic ones, will you? They last longer and no need of much maintenance. Or else – You don’t have a house, honey? Are you one of those 1st category losers who wear a long beard and always carry trash stench wherever they go? Or, are you the umpteenth victim of one of those strong winds known as typhoons? Ok then, I’ll send you a dollar to buy the reconstruction kit, but please don’t come to my place.

AI
Maggie Mee goes around the corner and there she sees an old lady sitting on a bench, woebegone behind her thousand wrinkles and her hunched back. Behind her there is a building site in full action: saws cutting and hammers hammering; walls come up and the cement is poured over the house path. In front of her there is the skeleton of an old wooden house, the one that was moved to make room for the new one. The old lady looks at her. “There is no more wood like this one, you know?” Maggie Mee looks at her silently, she observes her while the old lady sighs and looks at the hut where she probably spent most of her life fixing the roof and releasing babies. The old lady emit a sigh of nostalgia, probably forgetting that she had always wanted to live in a terraced house with integrated parking lot, smooth concrete walls, shiny slippery tiles on the floor and, mostly, dreamt of not having to make shift for the only bed.

Maggie Mee resumes her stroll and decides to follow a young girl who, walking unstably on high heels, invites her to the showroom displaying the latest news of the neighbourhood: two-room flats in a residential condominium under construction.
“You see,” the saleswoman says spreading a corny smile under litres of face foundation and thick layers of lipstick “we almost sold out everything already. It is a great success: the most prestigious condo of the city.” She adds, cracking a laugh that reveals yellow and neglected teeth. Astounded and intrigued by this figure, Maggie Mee follows her without uttering a word and she leaves her talk freely about investments and property, market shares and real estate market. At first, Maggie Mee listens to her, but soon she gets lost in the triple digits and she prefers to remain silent while they visit the now mythic showroom. When Maggie Mee enters in the small box, it takes her a nanosecond to have a look around. Probably using the same logic as a shape sorter, this tiny room manages to fit a bed, a drawing room and a living room in the few square metres that they share with the kitchen. “Excuse-me, wasn’t this a two-room flat?” She asks shyly. “In fact, so you see the point! I noticed immediately that you were a smart girl! This is exactly the concept: enjoying the comfort of a two-room flat without the price of the additional square metres which, as this showroom shows very well, are actually useless. Everything can be enjoyed occupying less room! Isn’t this a stroke of genius? Oh! You have to meet the interior designer, unfortunately at the moment he is touring the world giving conferences…you know, considering all the small and crowded places that there are in the world, this project is going to hit the big time! I told you, it is a great investment!” Maggie Mee smiles, but she does not say a word. The girl looks at her with attention and changes strategy. “If you are interested, you can pay by installments; you can take out a mortgage, maybe with your fiancé.” She adds and winks at her. “A love nest just for the two of you. Thirty years of mortgage and it’s paid. Not bad, isn’t it?”
Maggie Mee thanks her politely and smoothly slips out of the steel and glass monster to enjoy the rest of her day of exploration. She feels lucky, two remarkable catches and she has not even left the neighbourhood.

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What is a house? Or, better, what is your house? When you pay taxes? When you are the one who chose furniture and curtains? Where you put down your luggage between one trip and the next one or when you cook in your special mess and sleep in your clean sheets? Maggie Mee is not sure this is the point. She is not even convinced of the fact that if you crave for a house you are automatically “a residence addict” and that you will end up by being a victim of the first real estate agent that offers you a hole to live in. I mean, maybe a house is not just a box and consumer’s good. Or maybe it is? Maggie Mee is restless, she cannot answer to none of these questions. Therefore, she continues her scouting, hoping to find cues that will approach her to the meaning of the word “house”: four letters only, but dense of practical and symbolic facets.
This is not about shapes, let’s make it clear. This is not a tourist tour aimed at highlighting architectural peculiarities or indicating social trends with a pinch of an amateur’s anthropological conclusions. Maggie Mee is looking for something deeper, she is trying to explain that sense of relief that gives her gut peace and that she feels in some of the many places that welcome her rags and toothbrush. She aspires at revealing the reason behind the worry of ending up in the streets and the anxiety of nomadism. This is not about shapes; but, Maggie Mee remarks thinking about the previous night, since the beginning of time houses have always had a base and a roof.
Flats, villas and caves; tree or boathouses; tents, circus big tops, tented camps. Human settlements made of cities, towns or two houses only. Some have a sloping roof, some have it flat; some have it covered by tiles, some by tin or asbestos to make it fast and spend little money. You can put up two walls, but without a roof you do not achieve much. A roof is what you need to rest and think, two of the essential conditions for life. But that’s not all.

melbourne park
In the meantime, banalities read in mainstream glossy magazines come to her mind, those cliches that fill the pages of magazines about how other people live and how you should live, if you get what I mean.
Those who think they know it all say that once you have left home, it is difficult to go back.

“However”, Maggie Mee thinks, “these are the same guys who say it is more dangerous to go out than to chain yourself inside.”
They say that if you go back home, it is always because something has gone wrong. Children drop in between jobs or between marriages – humiliated but still arrogant – or else they never leave, preferring mum’s slavery to the slavery to the system.
Those who know a lot but don’t say much say that once you have got used to be without a house, you stop looking for it.
They say that if you exit the hellish path of the need that becomes a desire and then turns into an obsession, you attain freedom and the attachment to a house seems ridiculous.
Maggie Mee sits on a bench to think it over and, at the corner of the block, there is a carton box and some blankets. A toothless smile shines in the shade between two buildings. Her attention is drawn to the carton box placed on the ground. She reads “When times are tough, slithery grounds collapse.” Only then she notices the author of this sentence, sitting on the pavement. Conversely, he has been observing her for a while, while she nervously looks around her, immersed in her thoughts. Suddenly, he bursts out laughing, as if the two of them had been talking for hours, as if any conversation had already been made and everything could be taken for granted.
“You are looking for the foundations, for the pillars, the base of it all.” He says. “You can always find a roof over your head on the way; in fact, sometimes you do not need more than an umbrella.” Maggie Mee flinches and looks at the homeless man with astonishment, suddenly realising it is raining. “Oh no! Here we go again! I have to go back home to stop up the leak.”

melbourne wall

Maggie Mee is drenched as miraculously she finds her way home in the storm. She enters quickly and, while she dries off, she gives an annoyed look at the bed, wet of the rain leaking from the roof. She is disappointed by her day. She has the impression she has searched in vain and not understood a thing. She should have stayed home and think and not jump around the city looking for who knows what. “In fact,” she says sitting on the wet bedsheets, “probably the secret of the house is not in a house but below, in its foundations. It lies in what cannot be seen of a house, but that supports it. This is what Saint Squats protects!” Maggie Mee smiles, she is finally satisfied. “Though at times a trap, at times a shell, sometimes the hell of house-sharing dynamics and sometimes a quiet shelter, as roots, these foundations silently connect the world that sustains you.” Said so, Maggie Mee moves the bed, places a bucket to collect the leaking water, changes the bedsheets and goes to bed, without forgetting to thank the already over quoted Saint Squat.

 

Jesus was born in an occupied cave -Photo by Tonino Cafeo

Jesus was born in an occupied cave -Photo by Tonino Cafeo

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Un tetto sulla testa o Una base sotto i piedi

Piu’ alta vuoi sia la struttura, più profonde dovranno esserne le fondamenta.

– St. Agostino

Per me l’acconciatura significa forma. E’ molto importante che le fondamenta siano fatte bene. Vidal Sassoon

01-nov 

Qualcosa sta gocciolando su Maggie Mee. Una, due, tre gocce. Maggie Mee le conta nel dormiveglia, sperando sia l’effetto 4D del sogno avventuroso in cui è impegnata. Le gocce diventano quattro e poi cinque e poi così tante che diventa impossibile contarle. Faticosamente, Maggie Mee apre gli occhi e nel buio pesto della stanza brillano un paio di punti sul soffitto, da cui intravede chiaramente il cielo piovoso.


- Anvedi – borbotta con la voce impastata – vai a vedere che mi piove in testa! - Per pigrizia, si sposta sul lato del letto lontano dai buchi del tetto, sperando che la pioggia non sia forte e che non la obblighi a trascorrere il resto della notte a cercare secchi e ad asciugare infiltrazioni. Si riaddormenta fiduciosa, sicura che Santo Squat la proteggerà anche questa volta. Quando si sveglia, ormai riposata, il sole splende e la pioggia che gocciola in casa non è che un ricordo confuso e si spinge volenterosa verso l’esterno, contenta di poter approfittare del sole mattutino per una passeggiata. Decide di dedicarsi a una delle sue attività preferite: house-spotting o, per dirla alla francese, “lèche-maison”. Sì, perchè- si dice – non bisogna mai dimenticare di fare offerte quotidiane al santissimo protettore di rifugi e giacigli!

Si tenderebbe a pensare che la venerazione di Santo Squat sia inversamente proporzionale al desiderio umano primitivo ed istintivo di avere un tetto sulla testa. Ovvero, che si sia maggiormente portati a coprire di libagioni e ad invocare preghiere al rifugio quando un rifugio non lo si ha e si e’ costretti a vivere per strada. È diffuso il pregiudizio che la necessità di votarci a tale Santo sia anche motivata dal desiderio di non avere una fissa dimora e di vagabondare per il mondo felici e parassiti dipendendo da chi, appunto, la casa ce l’ha. Maggie Mee non crede in queste dicerie e parte quindi all’avventura per cercare di svelare il mitico “segreto della casa”. La incuriosisce come il bisogno umano di avere una casa sia parte un contorno che viene continuamente strumentalizzato e usato contro di te. -Vuoi una casa tesoro? Vieni che te la dò io una casa perfetta. Te ne dò quante ne vuoi di scatolette pericolanti. Vedi che se stai stretto starai meglio e se senti i vicini scoreggiare nel letto avrai migliori rapporti umani. Ti farà bene, migliorerai le tue capacità di tolleranza. Se poi sei uno che desidera del verde, ti consiglio di andare a comprare una bella vernice verde smeraldo o di comprarti un paio di piante da appartamento, magari di plastica, così durano di più e non sporcano.
 – oppure – Non hai una casa tesoro? Sei uno sfigato di prima categoria, uno di quelli con la barba lunga che si trascinano dietro lezzo di spazzatura? O sei mica l’ennesima vittima di quei colpi di vento che chiamano tifoni? Ah ok, allora ti mando un euro per comprarti il kit di ricostruzione rapida, basta che non vieni a casa mia.  -

AI

Maggie Mee gira l’angolo ed ecco subito una vecchina, decrepita dietro le mille rughe e la gobba pronunciata, seduta su una panca. Dietro di lei, un cantiere. Seghe che tagliano e martelli che battono; si erigono muri e si asfalta il sentiero di casa. Davanti a lei, lo scheletro di un’antica casa in legno, quella che è stata spostata per far spazio alla nuova. La vecchina la guarda. “Non ne trovi più di legno così, sai?” Maggie Mee la osserva in silenzio, la contempla mentre la vecchina sospira guardando la capanna in cui probabilmente ha passato la maggior parte della sua vita, a mettere a posto il tetto e sfornare bambini. La vecchina sospira nostalgica, probabilmente dimentica di aver sempre desiderato vivere in una villetta a schiera con parcheggio integrato, lisce pareti di cemento, luccicanti piastrelle scivolose sul pavimento e soprattutto non dover fare i turni per l’unico letto.

Maggie Mee prosegue il suo giro e decide di seguire una signorina su tacchi instabili che la invita a vedere la show-room delle ultime novità di quartiere: bilocali in un grattacielo residenziale in costruzione.

-Vede- apostrofa la venditrice sfoderando un sorriso melenso sotto litri di fondotinta e spesse pennellate di rossetto – è quasi già tutto venduto. Un vero successo, il condominio più prestigioso della città – aggiunge, scoppiando poi in una risatina che lascia intravedere denti gialli e non curati. Allibita e incuriosita da tale personaggio, Maggie Mee la segue senza aprir bocca e la lascia discorrere liberamente su investimenti e proprietà, percentuali e mercato immobiliare. Maggie Mee ascolta, ma poi si perde tra gli zeri e preferisce rimanere in silenzio mentre si fa accompagnare nel giro dell’ormai mitica showroom. Entrata nella minuscola scatola, Maggie Mee si guarda intorno, e ci mette un nanosecondo. Incastri perfetti riescono ad accomodare un letto, studio e salotto in pochi metri quadri che condividono con la cucina.

- Ma non era un bilocale? Domanda timidamente. – infatti, vede che coglie il punto! L’ho notato dall’inizio che era una tipa sveglia! Il concept è esattamente questo: vivere le comodità di un bilocale senza il costo aggiuntivo dei metri quadri in più che, come dimostra questa show room, in realtà non servono, visto che si può godere di tutto in meno spazio! Non è geniale? Ah! Deve conoscere l’interior designer, peccato che ora stia girando il mondo a dare conferenze….sa com’è, con tutti i posti affollati e piccoli che ci sono, vedi come sfonda il progetto. Le ho detto, si tratta di un ottimo investimento!
Maggie Mee sorride, ma non dice una parola. La signorina la guarda con attenzione e cambia strategia. -Se è interessata, è anche possibile pagare a rate; può fare un mutuo, magari con il suo fidanzato- aggiunge facendo l’occhiolino. Un bel nido solo per voi. Trent’anni di mutuo solamente e ve la siete pagata. Non male eh? -

Maggie Mee ringrazia e dolcemente si lascia scivolare fuori dal mostro di acciaio e vetro per godersi il resto della giornata di esplorazione. Si sente già fortunata, due chicche notevoli e non ha praticamente lasciato il quartiere.

Che cos’è una casa? O, meglio, che cos’è una casa tua? Quando ci paghi le tasse? Quando sei tu ad aver scelto mobili e tende? Quando ci appoggi i bagagli tra un viaggio e l’altro o quando cucini nel tuo speciale bordello e dormi tra le tue lenzuola pulite?
Maggie Mee non è certa che il punto della questione sia questo. Non e’ neanche convinta che se desideri una casa sei automaticamente un “tossico del domicilio” e che finirai per forza succube del primo agente immobiliare per avere un buco in cui vivere. Ovvero non e’ detto che una casa sia una semplice scatoletta e bene di consumo. O forse sì? Maggie Mee non si dà pace, non riesce a rispondere neanche ad una di tutte queste domande. E così, prosegue la sua perlustrazione sperando di trovare indizi che la portino vicino al significato della parola “casa”: un termine di solo quattro lettere ma denso di sfaccettature, pratiche e simboliche.

Non stiamo parlando di forme, intendiamoci. Questo non è un giro turistico che vuole sottolineare peculiarità architettoniche o far notare dinamiche sociali con spruzzate di conclusioni antropologiche della domenica. Maggie Mee sta cercando qualcosa di più profondo, sta cercando di spiegare quella sensazione di sollievo e di scioglimento viscerale che capita di provare in particolari spazi che accolgono i suoi stracci e spazzolino. Vuole scovare il motivo dietro l’angoscia di rimanere per strada e l’ansia da nomadismo.Non stiamo parlando di forme, anche se, nota Maggie Mee ripensando alla nottata, da che mondo è mondo tutte le case hanno una base e un tetto.

Appartamenti, ville e caverne; case sugli alberi o su una barca; tende, tendone e campi tendati; assembramenti umani fatti di città, villaggi o di due case in croce. C’è chi il tetto ce l’ha spiovente e chi ce l’ha piatto, chi l’ha coperto di tegole e chi di lamiera o amianto per fare in fretta spendendo poco. Il punto è, comunque, che il tetto sicuramente fa casa. Metti due pareti, ma senza tetto non vai da nessuna parte. Un tetto è sufficiente per riposare e riflettere, due condizioni basilari per vivere. Ma anche li’, non e’ tutto.

melbourne park

Nella testa, intanto, le rimbombano frasi fatte e lette nelle riviste patinate piu’ vendute, quelle che ti dicono come vivono gli altri e come si deve vivere, per intenderci.

Chi crede di sapere tutto sostiene che una volta usciti di casa, sia difficile tornarci.


Pero’, riflette Maggie Mee, sono gli stessi che dicono che sia più pericoloso uscire di casa che incatenarsi dentro.


Dicono che se ci torni, a casa, sia sempre perché qualcosa è andato storto.
 I figli fanno una capatina tra un lavoro e l’altro o tra una relazione e l’altra – umiliati ma sempre arroganti – oppure non vanno mai via, preferendo la schiavitù dalla mamma alla schiavitù del sistema.

Chi invece sa tanto ma non dice molto sostiene che una volta che ti abitui a stare senza casa, poi non la cerchi più.


Dicono che se esci dal sistema infernale di bisogno che si tramuta in desiderio e poi in ossessione, te ne liberi del tutto e l’attaccamento a una casa ti sembra ridicolo.


Maggie Mee si siede su una panchina per riflettere e, all’angolo della strada, ecco pezzi di cartone e delle coperte, un sorriso sdentato brilla nell’ombra tra due palazzi. Le cade lo sguardo sul pezzo di cartone appoggiato per terra e legge: – Nei momenti difficili, cede solo il terreno gia’ sdrucciolevole -.

Nota solo dopo l’uomo seduto per terra e autore della frase qui sopra citata. Lui, invece, sta osservando Maggie Mee gia’ da un po’. Lei che nervosamente si guarda intorno, immersa in mille pensieri. Di colpo lui scoppia a ridere, come se i due stessero conversando da ore, come se ogni discorso fosse gia’ scontato, detto e ridetto.

-Le fondamenta sono quello che cerchi, i pilastri, la base del tutto – apostrofa lui – Un tetto lo trovi per strada, a volte basta un ombrello. Lei sobbalza, guarda stupita il senzatetto e si rende conto che sta piovendo. - No! Ci risiamo! Ecco che mi tocca tornare a casa a tappare i buchi! -

melbourne wall

Maggie Mee è fradicia e miracolosamente nell’acquazzone riesce a ritrovare la strada di casa. Entra veloce e, mentre si asciuga, guarda seccata e un po’ innervosita il letto bagnato di gocce che colano dal tetto. E’ delusa della sua giornata, le sembra di aver girato a vuoto senza capire niente. Sarebbe dovuta rimanere a casa a riflettere e non saltellare per la citta’ alla ricerca di chissa’ cosa. – Perche’ – si dice sedendosi sulle lenzuola bagnate- probabilmente il segreto della casa non e’ nelle case, ma sotto, nelle fondamenta. In quello che della casa non si vede ma che la sorregge. – Ecco cos’e’ sotto la protezione di Santo Squat! – sorride Maggie Mee, finalmente soddisfatta.Una casa sono radici, perché a volte trappola, a volte guscio, 
a volte inferno di dinamiche di convivenza e altre rifugio silenzioso, connettono silenziosamente il mondo che ti sostiene. Così sposta il letto, mette un secchio per raccogliere l’acqua che cola, cambia le lenzuola e va a dormire, senza dimenticare di ringraziare l’ormai over citato Santo.

Foto Tonino Cafeo

Foto Tonino Cafeo

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…Under Construction…

At the moment I am busy recovering all the posts I wrote since 2007, when Margeye started. A host/server disruption caused the blog to collapse and this is the reason why Margeye is now incomplete. Give me some time, and the blog will be running and shining as never before.

In the meantime, following yesterday’s riots in Singapore, I seize the opportunity to express my solidarity to Construction Workers in Singapore, who are building this city as it grows exponentially.

 

A Precarious Job

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